Gli studenti sono più bravi degli insegnanti e gelano i docenti: "Sappiamo tutto". Non si tratta di un'università per geni o superdotati, ma semplicemente una laurea in Facebook. Un corso al passo coi tempi. Un modo per trasformare la mania o l'ossessione di molti in un cammino accademico e professionale. Dal prossimo anno in Inghilterra ci si potrà laureare in "social networking", che tradotto vuol dire Facebook o Twitter.
Una novità assoluta nel campo accademico. Perché, spiegano all'università di Birmingham, noi consideriamo i nuovi media assolutamente indispensabili per insegnare marketing e comunicazione. Il ciclo di lezioni, che sarà curato dal professor Hickman, è stato lanciato in perfetto stile 2.0: sul sito dell'ateneo, infatti, è comparso da qualche giorno il video che ne illustra i vantaggi e le potenzialità
Ancora una volta, dunque, Londra e dintorni si confermano apripista di mode e tendenze culturali. Mentre il governo sta valutando una riforma scolastica superinnovativa, che consenta anche agli studenti più giovani di mettere da parte ortografia e storia a favore di Internet e Facebook, a Birmingham, a partire dal prossimo anno accademico, comincerà un corso di specializzazione in Facebook, Twitter e Bebo.
Costerà circa 4mila sterline ed è nato in puro stile internettiano: con un lancio video sul sito dell'università. John Hickman, ideatore del ciclo di lezioni, ha fatto sapere che la risposta degli studenti è stata favorevole: "Non è un corso per sfigati o maniaci del computer, ma accessibile a tutti. Insegneremo cosa si può fare con i siti di social networking, come possono essere usati per la comunicazione e il marketing".
E pare che saperne di più potrà essere molto utile a chi voglia intraprendere una carriera nel giornalismo o nelle pubbliche relazioni. Eppure le polemiche non mancano. Qualche studente ha attaccato il corso riferendo al Daily Telegraph che è troppo facile: "I contenuti sono così semplici che si può fare da autodidatti". E ancora: "La gente conosce già queste cose. Mi sembra un totale spreco delle risorse accademiche".
da affaritaliani.it
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